Track and Field Channel News  

  5° 100 KM RIMINI EXTREME – 4° GOLDEN MARATHON EXTREME  
 
27/07/2010
di Fabio Marri
 
 
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Non solo spiagge, tanto per gradire



Pre-prologo

24-25 luglio 2010 
Tradizionalmente, l’ultima settimana di luglio mi serve per un’ultima maratona che faccia da anteprima ai cimenti estremi di agosto. Cominciai con Davos (fattami conoscere dall’indimenticabile supermaratoneta Antonino Morisi), poi ne sorsero anche in regione, e credo di averle fatte tutte. Mi mancava la Rimini Extreme, da affrontare con gradualità: come a Davos, il primo anno feci “solo” i 42, l’anno dopo gli 80. L’alternativa era l’ecomaratona di Granaglione, che non mi era dispiaciuta; ma alla fine ho optato per Rimini, sulla fiducia di tante altre manifestazioni che il Golden Club di Gionni Schiaratura allestisce, con la fantasia, spirito d’iniziativa e capacità organizzative (come la Rimini- San Leo corsa nel 2009). Hanno contato anche i consigli di Andrea Accorsi e del clan mirandolese Zerbinati (il vecchio, ma non nonno, Libero al gh’iva un matrimoni al dopmesdì, ma l’ha saltaa la sena pur d’esar a la partensa, a dias ori!). Magari, quando mi sarò bevuto il cervello come vari colleghi, dopo essere arrivato a Rimini monto in auto e vado a Granaglione, per le 9 ci sono e prendo il via!


Prologaccio

Avendo invece, per ora almeno, conservato il cervello, non faccio più nemmeno strapazzini come correre alla vigilia di una maratona (e che maratona!). Ma venerdì 23 luglio mi sentivo un po’ a corto di allenamento, ed ho approfittato di una sana tapasciata di 8 km a Limidi, tra Modena e Carpi (intorno al km 36 della maratona d’Italia). Tra i cartelloni pubblicitari, spiccava quello dello sponsor, un meccanico-elettrauto locale, Zanoli Evelio.
Questo nome mi ha riportato d’un colpo ai racconti della mamma, e alla Zia Vedova dello Zio Evelio. Ho voluto conoscere questa persona, dal nome poco confondibile. Sì, siamo parenti, secondi cugini per parte di mamma e di nonne. Lo Zio Evelio aveva un mulino, e fu ucciso, ben dopo la fine della guerra, da… potete immaginarlo (dopo i libri di Pansa); e dopo l’uccisione, quei signori si presentarono alla restante famiglia invitandola caldamente a cedere loro il mulino, se non volevano fare la stessa fine.
Siccome da quella parte viene un continuo richiamo a mantenere viva la Memoria, li prendo in parola, anche se memorie di questo genere le hanno volentieri cancellate, e chi le riprende è un Nemico del Popolo.
Ma Limidi fu anche patria di Ermanno Sueri, il poeta autore della “Divina Catarsi” (220 canti in terzine, in pratica un aggiornamento ai nostri tempi della “Divina Commedia”), che fu mio professore, e grande trascinatore morale, in una scuoletta media di nuova istituzione nell’anno delle olimpiadi romane; si dimise dall’insegnamento per dedicarsi solo alla poesia, e morì investito sulla sua bicicletta, una notte carpigiana del 1984. Con l’inflazione delle strade che commemorano Moro e perfino Nilde Jotti, sarebbe ora di dedicare a Sueri una delle vie che attraversiamo nel nostro tracciato, o forse anche il corso principale; e, perché no? anche una scuola.


Prologhino

Il sabato pomeriggio dunque si va a Rimini, dove prima di correre voglio buttarmi in acqua, sulla spiaggia prospiciente l’arrivo della Rimini Extreme. Acqua caldissima e poco limpida (diciamo che sembrano le acque dei fanghi termali), si parla soprattutto russo… ma la prima volta che metto i piedi sul fondale, ci stanno due sassi appuntiti che mi tagliano il mignolo sinistro e la pianta del piede destro. Cominciamo bene, e vai col cerotto.
Appuntamento alla solita darsena nuova di San Giuliano; celere distribuzione dei pettorali e del pasta party (di cui il sito e il depliant non parlavano: e pensare che di pasta party ce n’era uno anche dopo l’arrivo, dove non risparmiavano né il bicchiere di vino né il limoncello!). Preliminari un po’ lunghi, se si considera che in teoria bisognerebbe consegnare le borse per il ricambio un’ora e mezza prima (poi c’è tolleranza, ma non capisco il perché di tanta fretta – nemmeno a Stra pretendono tanto!). Insomma, nel mio albergo la cena è servita alle 20, devo mangiare alquanto con l’imbuto (fusilli con olive, bresaola con insalata, frutta), poi correre nuovamente al ritrovo e stare più di un’ora nei paraggi. Certo, Greta Massari in abiti borghesi è uno spettacolo, e anche altre non scherzano…


Si parte sul mare e si arriva sui monti

Lo sparo, sotto l’Arco di Augusto (cioè dalla parte opposta del ritrovo…) è dato con due minuti di anticipo, mentre sto ancora rispondendo a due passanti che vogliono sapere quanto ci metterà il primo (rispondo: dipende se è bombato, allora sta sotto le 7 ore, oppure no…). Mi incammino in coda, ma ci sarà tempo per rimontare. Prudenzialmente, sopra la maglietta indosso una canotta rifrangente, ma dopo un paio di km sudo talmente che me la tolgo, affidandomi alla sola t-shirt giallina della 100 km di Biel (anch’essa col via alle 22), oltre che a qualche adesivo riflettente e alla lampada da minatore, mia fedele compagna durante gli UTMB. Nei primi km, uscendo da Rimini, il traffico, piuttosto intenso, è controllato da numerosi vigili o volontari, ma conviene stare il più possibile su marciapiedi o ciclopiste. Salendo verso Coriano, la zona delle discoteche e del cosiddetto sessificio, le auto sono quasi tutte di giovani o sedicenti tali; alcuni di questi addirittura ci applaudono, mentre una signora solitaria, diciamo sugli anta ma restaurata benissimo, magra e abbronzata tra Cortina, le Seychelles e le Lampados, che per raggiungere la sua ora di soddisfacimento quotidiano vorrebbe svoltare a sinistra quando passando noi, se la prende con lo sbandieratore. Penso a quel verso di Dante: “e cortesia fu lui l’esser villano”, e le dico “ma dai, bella signora! (in realtà non dico Signora ma una parola più breve che comincia per F), al che l’aspirante gaudente mi risponde con un “ciao bel *one” (mi sfugge l’ultima parola, ma non mi fermo per appurare se voleva essere un invito a salire a bordo per concederle due minuti di felicità).
Intanto si va su: in teoria, il volantino lascia capire un dislivello di 645 metri fino al traguardo della maratona (Montecopiolo, altro paese marchigiano che con un referendum ha scelto di passare alla Romagna), ma in realtà al km 22, Montescudo, siamo già a 486, indi negli 11 km successivi scendiamo di 300 metri (Mercatino Conca), per poi affrontare una salita brutale, 400 m in 5 km fino a Monte Cerignone, dove ci restano altri 60 metri da salire in 4 km. Insomma, diciamo che il dislivello complessivo sta sui 1000 metri; e ai “poveri” della Cento spettano altri 340 metri in 14 km (qualcuno però, usufruendo di una concessione non scritta, si ferma ai 42).
Ma lo spettacolo ripaga della fatica: questi villaggi dell’entroterra riminese, ignoti a noi che conosciamo solo la spiaggia (salvo quando li affrontiamo in queste corse, o nel giro a tappe di Riccione), non hanno niente da invidiare alle più celebrate colline toscane o umbre: si intuisce il mare, nero al di là della linea illuminata del litorale, mentre tutte le cime dei colli sono punteggiate da campanili, castelli e luci, con apogeo, ovviamente, a San Marino. Ben restaurati anche gli interni dei villaggi, massimamente – direi – a Monte Cerignone, dove alle 2 si fa ancora baracca (che taluni corridori scambiano per i festeggiamenti al traguardo: ma ce n’è ancora!). Nutrita l’illuminazione pubblica, anche fuori dai centri urbani; tanti temerari fanno a meno delle lampade (che, per quanto ricordi, al Passatore – molto più buio nella discesa - non usa quasi nessuno).
Ottimi i ristori, nel frattempo; quasi ottime (sic) le segnalazioni del percorso, sebbene pare che i soliti impuniti ne abbiano portate via un bel po’. I cartelli dei km sono invece messi ogni 5, e siccome non sono grandissimi, di notte possono sfuggire; la misurazione sembra comunque precisa. Per fortuna è venuto anche freschino, ma non è proprio il caso di rivestirsi. Alla mia altezza, si lotta soprattutto per arrivare a prendere il primo dei due bus per il ritorno, previsto dopo 5 ore e un quarto dalla partenza. Non ha nessun problema il leggendario Ulderico Lambertucci da Treia, pellegrino dei santuari, che chiude in 4.35, come non ne ha Sir Marathon Fausto Della Piana (4.55), con cui percorriamo quasi tutti gli ultimi 10 km. I due Zerbinati (Enrico, alla prima maratona, e papà Libero) arriveranno invece un po’ dopo, ma per loro c’è già l’impegno di passare il resto della notte assistendo la consorte e figlia Patrizia Rossi, che andrà a vincere la 100 col tempo incredibile di 9.19.
Nella 42 vince il bolognese Carlo Romagnano in 3.11, dando ben 12 minuti al secondo; tra le donne, la nazionale milanese Lorena Di Vito impiega 3.35, distaccando la seconda di 10 minuti. Da notare che, su 75 uomini classificati, ben 11 sono M 60 (be’, chi scrive si piazza secondo…); su 17 donne, due sono F 60, ma ben 5 sono F 45. Ecco le età medie di chi corre certe gare…
La medaglia (piuttosto bruttina, pardon) è consegnata dal supermaratoneta locale Osvaldo Bucci: ho il tempo di ricordargli di quando mi batté allo sprint in una delle primissime maratone di Montecarlo… ne abbiamo fatta di strada!
L’interminabile ritorno in pullman (un’ora e un quarto!) segue il tracciato della Cento fino a Verucchio: a me sembra che la faccia più lunga, ma saprà lui. Intanto ci godiamo gli eroi che corrono, o più indietro arrancano: i primi due, con distacchi enormi dagli inseguitori; Paolo Massarenti finirà in 7.38, 20 minuti davanti al titolato Ivan Cudin che aveva vinto tutte le 4 edizioni, e dovrà aspettare il terzo altri 20 minuti. Tra le donne, come detto, prevale la carpigiana-mirandolese Rossi, demolendo il record della corsa e il suo stesso personale, stabilito al Passatore due mesi fa. La seconda arriva dopo 14 minuti, la terza addirittura dopo due ore e mezzo.
Per aspettare gli ultimi, in 16 ore e mezzo e comunque bravissimi (il livello tecnico della ‘massa’ è più elevato che al Passatore), faccio in tempo a docciarmi e dormicchiare in albergo, poi un bagno di tre ore a ristoro delle articolazioni, poi pasta-party (integrato dal ‘cassone’ d’altra provenienza) e chiacchiere varie coi più distinti personaggi del popolo delle lunghe: dal Vescovo Fusari a Don Gregorio Zucchinali, agli immortali Giovanni Tamburini e Siora Nadalina Masiero, più il Vito Pietro Ancora che a Torino qualche sponsorizzato recordman non vedeva di buon occhio… più l’aggiunta del dottor Rizzitelli cui, da quando il sottoscritto è nella sua categoria di età, capitano batoste di tutti i colori, ma è consolato dalle belle prestazioni della bella sposa Angela Gargano.
A proposito, alcune podiste dopo l’arrivo si mettono rapidamente in deshabillé e prendono il sole; speriamo che la generosa fotografa Denise Quintieri ne divulghi presto le fattezze extra-podistiche, perché non esistono solo le quarantenni automobiliste vogliose di approcci dalle parti di Coriano.
 
 
 
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